di Shaula Alessia Latini

respirare yoga

Respiro quindi vivo

Il grembo materno è il nostro primo macrocosmo.
Di nostra madre: il battito cardiaco, il ritmo del respiro, il silenzio e i suoni ovattati, i contatti fisici nell'utero.... un vero e proprio mondo.
Nel momento della nascita diveniamo progressivamente individui, con il primo respiro entriamo nel mondo esterno e il respiro sarà l'elemento fondamentale che ci accompagnerà per tutta la nostra esistenza, la quale terminerà proprio con l'ultimo alito, l'ultimo respiro.

La Vita è ritmo

La vita (Prana) è ritmo, un ritmo continuo, è duale: l'inspiro con l'espiro, le diastole e le sistole, il fuori ed il dentro, l'interiorizzazione e l'esteriorizzazione, il buio e la notte, il bene ed il male ecc . È tutto un ritmo.
Diamo al respiro quindi un’identità importante: è la fonte di vita (prana) perché segue un ritmo.

Il Respiro alleato della mente

Nello yoga, dove tutto è guidato dalla mente, il respiro è un alleato importante perché ci aiuta a sentire e osservare il Prana; è una specie di carriola, un veicolo. L'attenzione della mente veicola prana dove vogliamo noi, promuovendo la vita .
Un asana (posizione) con il giusto respiro e quindi la giusta attenzione della mente a percepire Prana, risulterà migliore e raffinata. È Hatha Yoga. Non c'è asana senza pranayama e senza dharana.

Vidya, che cos’è

Con Vidya (osservazione spontanea del cuore) arriviamo all’osservazione di noi stessi alla nostra centratura lasciando fuori il mondo esterno. Vidya è spontaneità, non è né il ragionamento comparativo (soggetti auditivi) che avrebbe bisogno di più tempo, né la visione (soggetti visivi); né il sentire nel corpo (soggetti cinestetici), la cui osservazione posturale e apprendimento sarebbe sempre lento.
Tutto però porta alla conoscenza.

Chi ha lo scettro del comando, è l'osservatore che osserva l'oggetto osservato, mentre tutto il resto è in continuo movimento (chakrawartin, il perno della ruota).
Vidya, l'osservazione del cuore ci porta nell'immediatezza a notare l'oggetto osservato.
Il respiro sotto osservazione automaticamente migliora e cambia.
È normale perché sotto osservazione, cerchiamo di mettere in evidenza il meglio di noi, quando non lo facciamo è perché non siamo centrati e allineati con noi stessi e catturati dal mondo esterno che continua a girare e instillarci condizionamenti e status.

Il nostro respiro condizionato

Sappiamo respirare? Anche li siamo condizionati dal sociale; sbadigliare, sospirare o anche starnutire sono ormai repressi, perché forma di maleducazione. Ma il nostro essere un po’ animale, ci fa muovere ed agire perché ha bisogno del sospiro o dello sbadiglio. Sono dei momenti di scarico, altrimenti si creano delle somatizzazioni. Quando sbadigliamo la sera, la mente viene avvisata che bisogna metter tutto a riposo, mentre al contrario, la mattina lo sbadiglio riattiva la mente che muove il tutto dopo l'immobilità notturna.

Il respiro muta constantemente
Il respiro è in continua mutazione e suscettibile alle variazioni emotive, ai movimenti articolari, al controllo della mente.
Sì, perché a differenza del fegato o dei reni, che continuano la loro funzione metabolica e non ce ne rendiamo conto, il respiro lo possiamo controllare attraverso l'intenzione della mente. Lo riusciamo a modificare a volte forzandolo e poi, osservandolo, ci rendiamo conto delle sue modificazioni.
Ma, è il respiro che muta secondo le condizioni in cui si trova, o è la mente a cambiarlo? E’ effimero il respiro. Questa domanda non ha una risposta definita. Diciamo forse che è l'insieme, tutto che ci da questa percezione.
Comunque un respiro sofferente, lo si riconosce perché è corto, aritmico, privo del ritmo della vita.

Esercizio: Il respiro come interiorizzazione e armonia

Un esercizio che ritengo importantissimo per iniziare una sequenza, portando all’interiorizzazione e all’armonizzazione.

- In Posizione comoda (che potrebbe essere sia in piedi, che seduta o altra) ascolto il movimento spontaneo del respiro.
- Portiamo l’osservazione immediata all'elemento che per primo affiora.
Magari osserveremo: il movimento articolare, o magari il moto del soffio nelle narici (svara Yoga), o ancora il freddo e il caldo del soffio, il movimento delle alette delle narici, l'agitazione e la disarmonia.
- Portiamo l’attenzione al respiro, allungandolo, stirandolo, e sentiamo che si affina. Ad un inspiro che esteriorizza, succede un espiro che interiorizza; proprio alla fine di ogni espirazione, si crea una pausa spontanea, sospensione a vuoto, gradevole, creando immobilità e silenzio, qualità dove la mente si ritrova, e si apre divenendo lucida, lasciando il mondo esterno fuori, cullandosi in un suo spazio interiore di osservazione.
- E comincia ad osservare: degli elementi visti, prenderà in esame quello che per primo affiora e ne osserverà le mutazioni, i benefici, i disagi.

Il lavoro sarà raffinato e migliorerà anche la posizione stessa che avremo preso.
L'aritmia lascerà lo spazio al ritmo, alla Vita.